RASSEGNA STAMPA - 13 agosto 2013 RASSEGNA STAMPA - 17 agosto 2013
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da www.avvenire.it del 16 agosto 2013
Cairo: 28 “Marce della rabbia”
Tamarod in difesa dei cristiani​

Massima allerta al Cairo e in tutto l’Egitto per il “venerdì della collera” indetto dai Fratelli musulmani dopo l’uccisione di oltre 600 manifestanti pro-Morsi avvenuta mercoledì. Il popolo egiziano «continuerà la sua resistenza pacifica fino a che i golpisti non se ne andranno», ha tuonato la guida dei Fratelli musulmani, Mohamed el Badie.
Saranno almeno 28 le marce di protesta convocate per oggi dall’Alleanza per la Democrazia. Tutte, si legge in una nota riportata dal sito della Tv al Jazira, si dirigeranno verso piazza Ramses dopo la preghiera del venerdì nelle moschee. “La nostra -afferma la nota - è una rivoluzione pacifica e continueremo a mobilitarci nelle strade senza violenza né sabotaggi che diano ai capi del golpe un alibi per restare al potere”.

L’esercito egiziano presidia i siti strategici al Cairo, mentre si sta estendendo la chiusura delle strade di accesso al centro della capitale. Si passano i checkpoint solo a piedi, dopo estenuanti controlli. Chiuso anche il ponte “Sei ottobre”, una delle principali arterie della capitale. Nella notte, il Consiglio di sicurezza dell’Onu aveva chiesto a tutte le parti la fine delle violenze in Egitto e esorta alla massima moderazione, ma non sembra che l’appello sia destinato a essere accolto.

«I Fratelli musulmani usano l’Islam per arrivare al potere, anche a costo di spargere sangue»: è il duro j’accuse lanciato dall’imam della moschea Omar Makram che campeggia in piazza Tahrir, simbolo della rivolta anti-Mubarak e anti-Morsi. In un’altra moschea divenuta simbolo, quella di Al Iman, vicino a piazza Rabaa, nel corso della notte la polizia e l’esercito hanno fatto irruzione «senza usare la forza», affermano fonti della sicurezza, «recuperando oltre 200 cadaveri». L’accesso è consentito solo ai fedeli per la preghiera, mentre intorno alla moschea «sono stati istituiti dei checkpoint per evitare il ritorno dei dimostranti».
Altissima la tensione nella moschea El Salaam, nel quartiere di Nasr City, dove si terranno i funerali di Asma, la figlia di Mohamed el Beltagui, uno dei leader del partito Giustizia e libertà, braccio politico dei Fratelli musulmani, uccisa mercoledì in piazza Rabaa. La tensione è altissima, con molti membri della
Confraternita che si stanno radunando nei pressi.

Tamarod si mobilita in difesa delle chiese
Si mobilita anche il campo avverso a quello islamista. Tamarod, che riunisce coloro che avevano chiesto e ottenuto dall’esercito la destituzione di Mohamed Morsi dalla carica di capo dello Stato, ha lanciato un appello televisivo i propri militanti affinché si schierino fisicamente a difesa degli edifici religiosi, in particolare le chiese copte, che in queste ultime 48 ore avevano subito diversi attacchi. Sono infatti almeno 40 le chiese, fra cui dieci cattoliche, «razziate o date alle fiamme se non addirittura rase totalmente al suolo» in tutto l’Egitto, secondo quando dichiara padre Rafic Greiche, portavoce dei vescovi cattolici egiziani.

La condanna dell’Onu e dell’Ue
La Casa Bianca - così come le Nazioni Unite - ha condannato la repressione violenta e si è fortemente opposta alla dichiarazione dello stato di emergenza, invitando i leader dell’esercito a rispettare i diritti umani.
L’Ue ha duramente criticato l’uccisione dei manifestanti e il capo della politica estera Catherine Ashton ha detto che sta seguendo la situazione con grande apprensione.
«La violenza non è il modo per risolvere questioni politiche chiave. Deploro la perdita di vite e la distruzione al Cairo e altrove in Egitto. Chiedo alle forze di sicurezza di esercitare massima moderazione e ai cittadini egiziani di evitare ulteriori provocazioni ed escalation», ha scritto Ashton in una nota.

Preoccupato per le «notizie dolorose» che «purtroppo giungono dall’Egitto», Papa Francesco indica la via del dialogo e della riconciliazione come l’unica possibile per ritrovare la pace, mentre prega “per tutte le vittime e i loro familiari, per i feriti e per quanti soffrono”. A conclusione della Messa celebrata ieri nella piazza centrale di Castel Gandolfo in occasione della Festa dell’Assunta, il Pontefice ha poi esortato così i 12mila fedeli presenti: «Preghiamo insieme per la pace, il dialogo, la riconciliazione in quella cara Terra e nel mondo intero». «Maria, Regina della Pace, prega per noi», ha invocato Francesco, incitando poi i fedeli a ripetere tutti insieme: «Maria, Regina della Pace, prega per noi». ​​​​

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